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Cosa vuol dire Made in Italy?

Ci conoscono nel mondo per la moda, il cibo, il design: l’Italia ha fatto delle sue lavorazioni artigianali e industriali, delle arti e dei mestieri, un’eccellenza che ci fa brillare in tutto il mondo e che trasmette la tradizione del “fare bene” e con stile, la grande cura nel dettaglio maturata nel corso di anni.

Ma cosa vuol dire «Made in Italy»?

Dagli anni ’80 in poi Made in Italy era un’espressione apposta dai produttori italiani nell’ambito di un processo di rivalutazione e difesa dell’italianità dei prodotti per contrastare la falsificazione della produzione italiana soprattutto nei 4 settori tradizionali chiamati “le 4 A”: abbigliamento, agroalimentare, arredamento, automobili.

Negli anni il Made in Italy ha sempre più avuto bisogno di definizioni e tutele giuridiche precise che lo mettessero a riparo da contraffazioni e truffe.

Una questione di confini

Prima del 2016 era possibile inserire il marchio d’origine Made in Italy se il prodotto era stato interamente realizzato in Italia o se in Italia aveva subito l’ultima trasformazione sostanziale. Significa che il capo di abbigliamento assemblato in Italia con semilavorati provenienti da altri Paesi poteva definirsi Made in Italy tanto quanto un prodotto realizzato con materie prime italiane e creato artigianalmente entro i confini nazionali.

Per dare ai consumatori la possibilità di identificare i prodotti il cui processo produttivo è realizzato interamente in Italia, il 1º maggio 2016 è entrato in vigore il nuovo Codice Doganale dell’Unione con le relative disposizioni che hanno sostituito il vecchio Codice Doganale Comunitario. Secondo l’art.16 della legge 166 del 2009 solo i prodotti totalmente fatti in Italia (cioè progettati, fabbricati e confezionati in Italia) possono essere definiti Made in Italy, 100% Made in Italy, 100% Italia, tutto italiano, in qualsiasi linguaggio siano essi espressi, con o senza la bandiera italiana.

Una questione di persone

E la manodopera? Le persone? Chi fa questo made in Italy?

Dato che l’etichetta “Made in Italy” tiene conto solo del luogo in cui si svolge il processo di produzione e non considera la nazionalità degli artigiani si può affidare la manodopera a persone straniere sottopagate che lavorino in condizioni insostenibili entro i confini italiani.

Secondo noi di Womsh, anche questa è una questione centrale nell’analisi del significato del “Made in Italy”, oltre a essere un punto cruciale in materia di diritti umani e del lavoro. Le ragioni per proteggere l’etichetta devono andare oltre gli sforzi di preservare la produzione all’interno dei confini italiani affrontando anche il problema della “mani” che producono il made in Italy.

Made in Italy dovrebbe voler dire che i prodotti, oltre a essere frutto dell’ingegno italiano e provenienti in toto dall’Italia, sono realizzati in ambienti salubri e senza sfruttamento di persone.

Il made in Italy come lo intendiamo noi si inserisce in quella casella più grande che è la sostenibilità, che vuol dire prodotti di alta qualità fabbricati nel rispetto della tradizione e delle persone. 

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