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Materiali

Da dove viene il pellame che si usa nella moda?

È il momento di parlare di un argomento delicato che ci sta molto a cuore: da dove viene il pellame che si usa nella moda?

Come potrai immaginare, a questo proposito, ci sono varie posizioni e altrettante verità: c’è chi dice che il pellame per l’abbigliamento non uccide nessun animale perché è un sottoprodotto ottenuto dagli scarti dell’industria alimentare, c’è chi, come Stella McCartney considera la pelle il principale co-prodotto dell’industria alimentare, contribuendo agli orrori negli allevamenti intensivi di animali. C’è chi dice che l’industria conciaria risolva un problema di smaltimento della pelle degli animali usati per l’alimentazione, c’è chi dice che l’industria conciaria abbia un grandissimo impatto negativo sull’ambiente a causa dei suoi processi produttivi altamente inquinanti

La nostra posizione sta lì, nel mezzo, dove c’è un utilizzo consapevole delle nostre risorse dove la nostra missione e quella di tante altre aziende è recuperare gli scarti della produzione e favorire la ricerca per trovare prodotti innovativi in grado di ridurre gli impatti ambientali legati ai nostri prodotti senza pregiudicarne caratteristiche tecniche ed estetiche.

L’industria conciaria

L’industria conciaria è “il settore industriale che produce pelli e cuoio recuperando e valorizzando un sottoprodotto dell’industria alimentare: la pelle animale grezza proveniente dalla macellazione.”

La maggior parte della pelle che viene utilizzata nel settore moda viene dagli scarti dell’industria alimentare. Diverso è il discorso quando si parla di pelli esotiche come quelle dei serpenti, dei pitoni, degli ermellini, delle foche, dei canguri, dei coccodrilli: l’animale viene ucciso per la sua pelle, considerata la parte più profittevole dell’animale.

Quello della concia nasce come un processo industriale che ricicla un prodotto secondario altrimenti destinato a smaltimento in discarica ma sono critici i passaggi del suo ciclo produttivo, dal fronte del consumo energetico allo smaltimento degli scarti di lavorazione fino all’emissione in atmosfera di polveri e vapori e nell’acqua di metalli pesanti.

Ma anche l’industria conciaria, di per sé altamente inquinante, può trovare la sua anima ecosostenibile.

Un esempio virtuoso: Favini

L’azienda Favini utilizza gli scarti della lavorazione del pellame per realizzare Remake la carta cuoio ecologica, riciclabile e biodegradabile al 100%, dedicata alla stampa di pregio e al packaging di lusso.

Attraverso un complesso processo di lavorazione, i materiali di scarto vengono trasformati in un prodotto di valore.

Nella produzione di Remake si risparmiano oltre il 25% sulle emissioni di gas serra, rispetto a una carta con le stesse caratteristiche. Le emissioni non evitabili sono interamente compensate con i Carbon Credit acquisiti da Favini per finanziare attività volte a migliorare l’ambiente in grado di assorbire la CO2 nell’atmosfera.

Al momento, i residui dell’industria del cuoio sono utilizzati nella produzione di cuoio rigenerato, come fertilizzanti e in parte destinati alla discarica. Favini ha sviluppato un nuovo trattamento dei residui di cuoio per ottenere un prodotto riciclabile e compostabile che può essere realizzato attraverso i tradizionali processi di produzione della carta.

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